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(...) vecchia (e stanca) bio contadina part time,
considero il blog una finestra come le altre che ho in casa e,
per chi guarda da fuori, una stanza al pari di un'altra.
bella o brutta che sia,
mi soddisfa e tanto mi basta.

sabato 8 settembre 2012

quaranta estati dopo

letture da spiagge criminali


Parto dall'omonimia con la protagonista del terzo racconto del libro (1), lei più vicina alla sessantina, comunque con un figlio che sente di rado, la solitudine probabilmente cercata, l'indigenza a cui si è adattata, una casa con dei vicini e un amministratore incivili e incapaci e tanta stanchezza addosso, più pesante di un paletò di ghisa.
In poco più di una giornata una serie di fatti aprono e concludono l'esistenza di Marco, il figlio dell'ignara vicina.
Il chirurgo che per evitare di farsi trovare in tasca della coca (2) la mette al posto della protesi al seno di un'attricetta ma finisce comunque in prigione e quando esce la cerca e marchingegna uno stratagemma per riappropriarsene che però fallisce determinando la morte di entrambi.
Un caso intricato tra le pagine nel padovano e la tv de il cattivo tenente a New Orleans (il secondo, da cui il video, ben più  interessante e meglio congegnato del primo) per via che quello stesso giorno entrambe le vicende a cui assisto hanno a che vedere con poliziotti sia vittime e sia artefici di connivenze sospette (3) e in qualche modo hanno anche a che fare con dei romeni e con i sogni di quella notte così che tutto si è mescolato così tanto che adesso è impossibile recuperare una parvenza di verità nel caso volessi, e non lo desidero, riepilogare quel secondo racconto che è stato solo l'incipit di casualità ben più interessanti.
Troppi equivoci (4), anzi forse sono i silenzi e le differenze generazionali che fanno sì che i due si intendano solo per le loro intenzioni sebbene poi il destino finisca col dare la sua benedizione incurante di ogni senso del giusto e dell'appropriato, ma torniamo agli equivoci che sempre giocano anche quando son seri, tipo quelli belli grandi con cui ho avuto a che fare con il gestore telefonico che guarda caso ritrovo anche nell'avanstoria del sesto della cronologia effettiva.
In ogni caso incappo in una nuova omonimia che mi fa ricordare la vecchia storia con l'idraulico arciere e le affinità che mica sempre portano all'intimità come per Bruno e Anna, ma più spesso alle sottili impercettibili differenze che diventano da subito sostanziali e invalicabili sia che gli equivoci siano palesi o subdoli.
Marco lo ritrovo, ma è un altro omonimo, al terzo sparo (5) a metà della notte con Lara che mi ricorda l'autista della corriera che però è bionda, ma per il resto un po' le assomiglia e il seguito l'ho scordato tutto come lo avessi sognato invece di averlo letto.
Ultimamente sogno spesso e c'è sempre Francesco in tutte le salse anche le meno probabili, del resto fanno quarant'anni che ci conosciamo e tra un anno è l'anniversario del qualcosa in più di una mera conoscenza. Anni passati seguendo un copione scritto dal destino e parallelamente, ciascuno la sua vita, costellata di tanto in tanto da un "contatto" come se questa storia fosse ancora in cerca di un senso e una fine o di quello che manca (6).
Si chiama Mario (7) suo cugino, altra omonimia Adriana (8) una comune amica, e l'ultima battuta (9) è che la parte più interessante del libro sono i richiami casuali e gli intrecci surreali tra i racconti e le mie storie perchè è giusto giusto un libro da spiaggia da abbandonare sotto l'ombrellone nell'ultimo tramonto prima del ritorno dalle ferie andando al bar per l'aperitivo con l'aria trasognata di chi è alla fine di qualcosa che fatica a ricordare di aver ancora iniziato.

Straliberamente interpretato, riassunto e mescolato da "Crimini", Einaudi
nell'ordine (artefatto) si parla di:
1) De Silva (il covo di teresa)
2) Ammaniti (sei il mio tesoro)
3) Carlotto (morte di un confidente)
4) Camilleri (troppi equivoci)
5) Lucarelli (il terzo sparo)
6) Fois (quello che manca)
7) Faletti (l'ospite d'onore)
8) De Cataldo (il bambino rapito dalla Befana)
9) Dazieri (l'ultima battuta)

6 commenti:

  1. sai cosa? mi e' venuto in mente un cane dell'antidroga che addenta le tette della povera tipa. e poi il cappotto di ghisa sotto la spiaggia, e tu tranquilla dentro che ci leggi faletti...

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    1. mah! so solo che d'estate faccio ancora più fatica del solito a star dietro alle trame fossero anche racconti da una pagina.
      è che le parole sono attaccate a tante altre storie e cambiano sotto al naso anche se sto attenta.
      poi dimentico tutto, e allora scrivo un post e quando lo leggo, niente da fare, anche lui mi fa lo stesso effetto.
      credo dipenda dai maya e dall'arrivo del salto quantico, ma temo sia qualcosa di peggio:/

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  2. dici che e' il cappotto di ghisa? si puo' sempre togliere :P (senti, ma peggio del salto quantico dei Maya (che certo non parlavano di quanti che cosa c'e'?)

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